Selene Giorgi è una stilista e artista visiva con formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2004 presenta la tesi: “Abito come scultura: un’identità possibile” che ha meritato il massimo dei voti con la lode.
Il suo percorso è stato anomalo perché è arrivata all’abito attraverso l’arte. La sua totale convinzione di non entrare nei circuiti della moda, l’ha penalizzata, ma nonostante questo ha continuato a portare avanti la sua filosofia e il suo era considerato: “uno stile senza tempo”
Nel 2005 apre il suo atelier decisa ad approfondire l’evoluzione della forma trasformando la bidimensionalità del tessuto in tridimensionalità e volume e usava sempre il tessuto come supporto alla sua arte, ad eccezione di materiali come la porcellana e il titanio per alcuni gioielli.
Selene è un caso a se nel mondo della moda, e che non era possibile incasellarla in questo già saturo, complesso, nonché stanco mercato. La sua forza stava nella capacità di inventare ciò che non c’era e non nell’interpretare, stagione dopo stagione, ciò che il linguaggio della moda chiama “nuova collezione”, “nuova tendenza”.
La sua ricerca attraversa i confini tra abito, arte, spiritualità, gesto, identità, libertà e cura, con una forte componente performativa e meditativa.
Da outsider integrale esclude a priori l’omologazione a favore dell’interpretazione individuale affidando sempre il compito di animare i suoi abiti scultura, senza tempo, alla personalità imprevedibile delle donne che, decidendo di indossare le sue creazioni, offrivano l’apporto fondamentale e l’anima viva al suo lavoro, e la strada diventava la sua Galleria, quindi un mondo in cui arte, abito, persona e anima si relazionano continuamente.
Le sue creazioni – abiti e gioielli – erano realizzati in materiali naturali come seta, organza, tops di seta e tops di lana, porcellana e titanio, molti dei quali creati con materiali di riciclo,
Ha collaborato con danzatori, fotografi, performer e Artisti visivi, sempre con uno sguardo critico verso il Fast Fashion e con un’attenzione profonda al valore del fare manuale e del processo creativo come cura. Quest’ultimo aspetto sara’ il focus del progetto.
