Bile Nera di Jingyun Wang

19 aprile — 4 maggio 2025

A cura di Casa degli Artisti e Luming Zang

Si conclude con una mostra personale la residenza di Jingyun Wang, che ha lavorato a Casa degli Artisti nell’ambito del programma AAA Atelier Aperti d’Artista. Le opere di Jingyun Wang sono un unico manifesto poetico di un giovane artista che dichiara apertamente l’appartenenza alla generazione Y – quei millenials che per primi si sono confrontati con le contraddizioni di un mondo iper connesso e di una sfera relazionale così espansa nell’etere da diventare alienazione dall’intorno. L’artista invita ad inoltrarci nel buio dietro gli schermi led che ogni giorno sequestrano il nostro tempo, ammaliano la nostra attenzione, saturano di fotografie e video il nostro immaginario e delineano i clichè delle relazioni interpersonali. Attraversando l’ombra della vita chiusa negli schermi, si espande la sensazione di solitudine e dispercezione dell’altrə intorno a noi. Siamo invitati ad esplorare con l’artista un mondo intimo e profondo in cui le immagini perdono la definizione e loro narrazione pervasiva. Lo sguardo si sposta su piccoli frammenti di luce e di cielo, eco di una malinconia che non trova stasi. E’ un passaggio continuo tra ombra e luce. Il bagliore delle parole della poesia scritta con neon, sospesa sopra timidi fili d’erba, rimarca l’oscillazione della freddezza dell’atrabile non dimentica di una speranza, se pur fragile, come lo spicchio di cielo, di un nuovo sguardo oltre la negazione e l’isolamento.

Nel tempio esausto della notte
Testo di Luming Zang
Questa mostra personale di Wang Jingyun rappresenta una fase autobiografica della sua ricerca artistica. Sebbene ogni suo progetto presenti opere e materiali differenti, comunque tutti contribuiscono a definire quell’unicità dell’esperienza artistica che si manifesta in “Bile Nera”. Qui emergono tracce dei suoi lavori precedenti, dall’ironia romantica della poesia visiva alla selezione sensibile di oggetti trovati (serie delle scatole di cartone), al trattamento raffinato delle tele e dei materiali naturali (serie “The Way”) a cui si aggiunge, in questa esposizione, una particolare fascinazione per le fonti di luce industriali (dal progetto “i” del 2022 fino alla recente opera “Uscita di Sicurezza”). Un processo espressivo che non si caratterizza semplicemente attraverso una dimensione estetica, bensì di una narrazione che utilizza materiali industriali freddi per esprimere emozioni delicate e vibranti. Nel contesto dell’iperstimolazione informativa e della fatica percettiva, i corpi trascinano emozioni stagnanti come se fossero templi in via di esaurimento; dalle loro rovine trasuda una malinconia Antica che, sedimentandosi nel tempo, si addensa nella viscosità della notte. Fin dall’ingresso nella mostra, il pubblico si trova immerso in questa atmosfera: una finestra che si apre sulla luce del giorno proietta un’immagine del “Cielo”, un’iconografia ricorrente nell’opera di Wang Jingyun. Il tema si ripete tre volte – all’esterno della finestra, nella proiezione e nel titolo stesso – guidando lo spettatore prima nel gesto di sollevare lo sguardo nell’oscurità, come suggerito dall’artista stesso, a cui farà seguito quello abbassato a terra verso il computer, a sua volta avvolto nella pellicola trasparente; questo passaggio sottolinea come la luminosità si estenda attraverso una costante e inarrestabile radiazione, superando ogni barriera fisica. Questo rimanda all’inarrestabile avanzata della tecnologia e alla trasformazione irreversibile che essa impone al mondo. Nell’opera “L’Arte della Muta”, una luce spettrale, riflessa sulla plastica, intende creare strati di bozzoli, mentre in realtà, essa ingloba interamente le immagini della scena catturate in tempo reale dalle telecamere di sorveglianza retrostanti. Più avanti, il tema “Essere Amati” si manifesta come un dilemma contemporaneo: uomini e donne in età da matrimonio scansionano instancabilmente immagini su Tantan, il tutto senza alcuna intenzione di fermarsi. Questo fluire continuo delle relazioni riflette un’incapacità di trovare una motivazione convincente per proseguire ed andare oltre una certa soglia. Tale dinamica si esprime al meglio in “Rotazione”, dove due schermi trasmettono immagini cicliche; uno si dedica al tema dell’immobilità racchiuso nel titolo “Non voler partire”, mentre l’altro documenta il movimento incessante della materia, come sottolineato nel titolo “Solo la Marea”. Due stati emotivi estremi: da un lato, il desiderio di stabilità, dall’altro, l’essere trascinati dalla corrente. Il pubblico assiste alla ripetizione di un movimento ciclico, tra il desiderio di una relazione stabile e la continua ricerca di nuove connessioni. Lungo lo sviluppo dell’installazione espositiva, si rivelano le strategie ripetitive utilizzate da Wang Jingyun per costruire i diversi paesaggi tecnologici. Un espediente ricorrente è l’occultamento del contenuto visivo dei video, ottenuto lasciando che i diversi monitor assumano una postura di riflessione rivolgendosi direttamente e dialogando esclusivamente con la parete; queta posizione non comunica immagini ma produce quella luce ambigua che trasmette emozioni sospese; un atteggiamento che evoca il modo in cui la cultura cinese esprime con discrezione i propri sentimenti. Questo approccio è particolarmente evidente in “Chiaro di Luna” e “Pausa”: mentre il “Clair de Lune” di Debussy risuona appena nelle cuffie, una tenue luce bianca illumina un angolo della galleria, evocando lo splendore lunare, in “Pausa” si suggerisce lo sviluppo di una sinfonia: tra le distorsioni della vita moderna, il pubblico è invitato a fermarsi, ad ascoltare il proprio battito cardiaco nel silenzio. L’installazione luminosa verde “Verso l’Alto” suggerisce al lettore la direzione dello sguardo il proiettarsi versi il “Cielo”: emergendo dagli schermi e dalle luci accecanti della notte, siamo invitati ad attraversare un esteso spazio lungo buio per poi attendere di risvegliarsi al mattino; la melanconia si deposita sulle caviglie, trascinando il corpo verso “I Fantasmi Passarono Qui” dove una vegetazione quasi invisibile – come quelle piante che proliferano silenziosamente nelle intercapedini della realtà – trova riscontro nelle parole incise sulla parete, sottolineando l’atto stesso di vedere. Il titolo “Bile Nera” richiama la teoria umorale della medicina greca antica, ma si configura anche come una metafora dell’alienazione psichica nell’era dell’informazione contemporanea. La narrazione di Wang Jingyun è al contempo delicata e poetica: questa Esposizione si configura come la somma delle sue emozioni frammentate e, allo stesso tempo, un paesaggio notturno urbano familiare; in questo scenario, si rivela quel fenomeno che si cela dietro il frastuono dei social media e che riconosciamo nella nascita di una nuova forma di malinconia digitale. Due spazi in dialogo tra loro costruiscono un articolato dispositivo narrativo. Nel primo, il pubblico è immerso in un ambiente cupo, tra schermi intermittenti, suoni distorti e un flusso d’informazioni frammentato, dove non si tratta di una semplice critica alla tecnologia, ma di una domanda aperta: come possiamo mantenere un senso di identità e di percezione personale in mezzo a questo bombardamento sensoriale? Il secondo spazio, in netto contrasto, offre un “paesaggio di autoguarigione” dove la natura cresce lentamente, suggerendo che, nonostante tutto, esiste ancora la possibilità salvifica, cioè di ricostruire un legame autentico con la propria interiorità.
Wang Jingyun, attraverso il suo raffinato linguaggio artistico, offre uno specchio delle inquietudini contemporanee, tracciando al contempo possibili vie d’uscita; la mostra non è solo un’interpretazione moderna della teoria umorale della malinconia, ma una riflessione profonda sulla condizione umana nell’era digitale.

 

Con il supporto di:

    

PARTNER E SPONSOR

Con il supporto di Zenovation, Castalia Art Research Association e APS CRAC Cremona

ARTISTI E CURATORI

Mostra di Wang Jingyun Bile Nera, a cura di Casa degli Artisti e Zhang Luming

INFORMAZIONI PRATICHE

Opening

sabato 19 aprile ore 18.00

La mostra sarà visitabile fino al 4 maggio, dalle 12.30 alle 19.00

Giorni di chiusura: chiuso il lunedì, 20 aprile, 25 aprile, 1 maggio

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