TALK | Lorenzo De Rita | ORO, CRYPTO VALUTA, EFT, BONDS… O IMMAGINAZIONE? Sul perché l’immaginazione è l’investimento del futuro
Esiste un paradosso al cuore della nostra epoca: più consideriamo importante l’innovazione, più svalutiamo la facoltà che la rende possibile, l’immaginazione. Troppo lenta, troppo astratta, troppo volatile per il mondo iper-efficientista in cui viviamo, in cui l’unica cosa che conta è il risultato e la velocità con cui lo si raggiunge. L’immaginazione oggi viene utilizzata poco e male. Asservita alle dinamiche del mercato e del profitto, ingabbiata in logiche e calcoli, deprivata della sua possibilità di sbagliare e di esagerare, ridotta a pensare idee da vendere e non da sognare. Un’immaginazione così impoverita e screditata, finisce con il valere poco. Eppure una società che relega la fantasia collettiva ad un ruolo marginale e funzionale è una società che condanna sé stessa alla stagnazione, al non sapere re-immaginarsi e quindi a non avere un futuro. Lorenzo De Rita parlerà di come e perché sia necessario rivalutare l’immaginazione e investire in visioni e sogni. O i costi da pagare saranno altissimi.
Lorenzo De Rita. Nasce a Roma e lì cresce. Va ad Amsterdam e lì resta per un bel po’. Ad un certo punto torna a Roma e lì rinasce. Inizialmente si immagina poeta, poi si convince che non conta quello che fai, ma il modo in cui lo fai. Da quel momento in avanti, tutto quello che farà, lo farà in modo poetico. Di cose ne fa molte: scrive sceneggiature per la pubblicità; insegna in varie università in giro per il mondo materie da lui inventate: Ingegneria delle Idee, Chimica della Fantasia e Imaginetics; fonda una casa editrice specializzata nella pubblicazione di libri difficili (difficili da leggere, da capire, da trovare, da acquistare); disegna fiori inesistenti dando loro una tassonomia scientifica; apre un’impresa di edilizia intangibile specializzata nella costruzione di Castelli in Aria; prende la licenza di pilota di voli pindarici; studia il fenomeno della fosforescenza e se ne innamora al punto di teorizzare che la nostra mente sia una specie di “spongia solis”, la pietra fosforica bolognese nota per assorbire lentamente la luce e molto dopo, magicamente, brillare al buio; colleziona parole rare e in disuso e abbracci ricevuti (ne ha 754 suddivisi in varie tipologie). Oggi vive dentro una stanza fosforescente dove passa tutto il giorno a sperimentare teorie e processi mentali per ridare all’immaginazione quella facoltà che sembra abbia perduto: immaginare l’inimmaginabile. Di sé stesso dice: “Se le persone fossero carte da gioco io non sarei né un Re né il sette di denari, né tantomeno un asso. Sarei probabilmente il jolly: non per la sua possibilità di essere tutte le carte, ma per la sua impossibilità di esserne una sola.”
