Liturgia
Concetta Modica apre il proprio atelier al pubblico e il 22 settembre inaugura “Liturgia”, nuovo capitolo della ricerca sulla preghiera contemporanea. Una liturgia senza confessione ma non senza comunità: un tentativo di capire se abbiamo ancora bisogno di condividere qualcosa insieme e quali parole, gesti e immagini possiamo inventare per farlo.
Abbiamo ancora bisogno di pregare insieme? E se sì, come? È possibile pregare fuori dalla religione? È da queste domande che nasce Liturgia, il nuovo progetto di Concetta Modica a Casa degli Artisti, a cura di Ilaria Mariotti e Susanna Ravelli. Una mostra che non cerca di dare una risposta, ma prova a costruire uno spazio nel quale interrogarsi, sostare e condividere un’esperienza. Un progetto che nasce all’interno della residenza dell’artista e che trasforma l’atelier in un luogo di lavoro, incontro e partecipazione.
La ricerca di Modica sulla preghiera parte da un’esperienza di preghiera collettiva realizzata alla II Biennale d’arte di Malta, dove l’artista ha ricevuto l’Award per la migliore opera internazionale, e prosegue ora a Milano in un contesto urbano e laico. Qui la preghiera viene sottratta a un’appartenenza confessionale per essere osservata nella sua dimensione più essenziale: il bisogno umano di rivolgersi a qualcosa, di prendersi cura, di chiedere protezione, di condividere parole e gesti.
Per l’occasione, l’Atelier Nagasawa viene trasformato in uno spazio attraversabile e abitabile, a metà tra mostra e laboratorio. Una piccola cappella temporanea, raccolta e separata dal resto dell’ambiente, costituisce il cuore del progetto: un luogo di sosta, ascolto e concentrazione, pensato per essere vissuto individualmente ma anche collettivamente.
Al centro si trova la Madonna dei Sepali, figura ricorrente nella ricerca di Modica, circondata da piccole sculture di pomodori con i sepali in volo. Tutte diverse tra loro, alcune isolate, altre riunite in piccoli gruppi, queste presenze costruiscono un paesaggio fragile e vitale, nel quale elementi botanici e immaginario devozionale si incontrano. La Madonna dei Sepali non appartiene a una tradizione religiosa precisa: è una figura sincretica, inventata dall’artista, attraverso la quale natura, sacro e immaginazione possono entrare in relazione.
A delimitare la cappella saranno teli di organza stampati e ricamati, membrane leggere che lasciano filtrare immagini e parole. I ricami e le stampe nascono da un’antica preghiera greca incisa su una pietra rinvenuta in contrada Margi, a Modica. Si tratta di un testo esorcistico e apotropaico, destinato alla protezione delle colture, in particolare di un vigneto e di un oliveto. Traslata, frammentata e reinterpretata, quella preghiera passa dalla pietra al tessuto e da un gesto antico a una pratica artistica contemporanea.
Intorno alla cappella si sviluppa una costellazione di opere che appartengono alla ricerca di Modica sul sacro come necessità umana di costruire immagini, rituali e figure di mediazione tra visibile e invisibile. Ci sono le aureole provenienti da un antico negozio di articoli sacri, ricomposte dall’artista in strutture circolari che ricordano dei mandala; le sculture ispirate alle divinità della natura, alle api, alla fertilità e all’impollinazione; le Notti figurate, disegni bianchi su fondo nero nei quali il Sepalo diventa una figura errante che attraversa luoghi, episodi e trasformazioni.
Un ruolo centrale è affidato anche al tavolo di lavoro, composto da appunti, schizzi, materiali preparatori e piccole opere. Non un semplice apparato documentario, ma una parte dell’installazione: un luogo nel quale osservare la costruzione progressiva dell’immaginario della Madonna dei Sepali, tra immagini, tentativi di classificazione, reliquie inventate, annotazioni e frammenti di liturgia. È attorno a questo tavolo che il lavoro dell’artista incontra il pubblico e la ricerca individuale diventa occasione di relazione.
La dimensione partecipativa è infatti parte integrante del progetto. Nei giorni che precedono l’apertura, sino al 20 settembre, l’atelier sarà aperto al pubblico per Lavoriamo insieme, un momento di ricamo collettivo con l’artista. Il lavoro manuale diventa così un gesto condiviso, lento e ripetitivo, capace di trasformare una pratica tradizionalmente individuale in un’esperienza comunitaria.
Il 22 settembre, alle ore 19.00, il public program si apre con Hora d’arte, incontro con Giovanni Salonia. Il 23 settembre, alle ore 17.00, sarà la volta di Pizzo di Stato, dialogo con Mara Russo durante il lavoro in atelier. Il 29 settembre, infine, la dimensione rituale e conviviale del progetto troverà una forma concreta nella condivisione delle “Croxette propiziatorie”, pasta tradizionale realizzata durante la residenza insieme a Irene Biolchini.
È proprio in questa oscillazione tra opera e gesto, tra contemplazione e partecipazione, che Liturgia trova la propria forma. La mostra non propone una nuova religione né una risposta alla domanda iniziale. Piuttosto, mette alla prova la possibilità che alcune pratiche antiche – pregare, ricamare, preparare il cibo, stare insieme, rivolgersi alla natura – possano ancora diventare strumenti per costruire una dimensione comune.
La mostra sarà visitabile fino al 4 ottobre dalle 12 alle 20
Opening 22 settembre, dalle ore 18.30
Ore 19 Hora d’arte Incontro con Giovanni Salonia
Casa degli Artisti, Milano, corso Garibaldi 89A (ingresso da via Tommaso da Cazzaniga)
info@casadegliartisti.org www.casadegliartisti.org
Atelier / Public Program
Sino al 20 settembre, ore 12-18 Open studio – Lavoriamo insieme Ricamo collettivo con l’artista
23 settembre, ore 17 Pizzo di Stato – dialogo con Mara Russo
29 settembre, condivisione delle “Croxette propiziatorie” realizzate durante la residenza, con Irene Biolchini
