GERANOS – Subcultures of the Sun | Movimento III di Riccardo Arena
Nella traccia della nuova programmazione di Casa Degli Artisti Omnirica Spazi desideranti, il progetto GERANOS Subcultures of the Sun (Movimento III) di Riccardo Arena apre uno sguardo sulla ricerca come processo in divenire, capace di liberare il pensiero e generare forme di immaginazione collettiva. L’artista trasforma il piano terra di Casa degli Artisti in un “centro di ricerca processuale in forma di laboratorio/mostra”, dove l’ “in itinere” diventa esperienza e partecipazione, riconfigurando lo spazio come un ambiente instabile, danzante e trasformativo.
“Quando entro in una stanza che non conosco, cerco il territorio, cioè il posto dove mi sento più a mio agio. E poi ci sono dei processi che dobbiamo chiamare di deterritorializzazione, cioè il modo in cui si esce dal territorio. Direi che un concatenamento comprende queste quattro dimensioni: stati di cose, enunciazioni, territori, movimenti di deterritorializzazione. E lì scorre il desiderio.” (G. Deleuze)
GERANOS è un percorso di ricerca iniziato nel 2021 dalla collaborazione tra l’artista Riccardo Arena e il curatore Noah Stolz. Il progetto si inserisce in un ampio orizzonte di indagine che intreccia la storia culturale di Monte Verità, gli archivi iconografici della Fondazione Eranos conservati presso il Warburg Institute di Londra e le collezioni del Museo Antropologico di Città del Messico.
Nel 2022 sono stati presentati i primi due contributi della ricerca: il primo a Monte Verità, GERANOS Choreography of a Mental Landscape – Movimento I, in concomitanza con il ciclo di seminari internazionali di Eranos sul Libro Rosso di Jung, dove l’artista ha realizzato attraverso un wall-collage un diagramma mentale delle investigazioni seminali; il secondo presso la Casa del Lago dell’Università UNAM di Città del Messico, con una performance-talk dal titolo TEOMAMA – The Hollow Figure elaborata al termine di un periodo di studio al Museo Nazionale di Antropologia, nell’ambito della residenza Error sostenuta dall’Istituto Italiano di Cultura.
Nel 2024 viene inaugurata al Museo Elisarion, nel distretto di Locarno, la mostra monografica GERANOS Planomenon Dance – Movimento II, curata da Noah Stolz, che raccoglie il ciclo di opere sviluppate nei due anni precedenti articolandosi in un percorso installativo site-specific, concepito per i tre piani del museo e in relazione con la storia dell’edificio, originariamente progettato dai fondatori nel 1927 come tempio iniziatico.
La ricerca prosegue nel 2025 con una terza restituzione, GERANOS Subcultures of the Sun – Movimento III, prodotta e ospitata da Casa degli Artisti. Questa nuova fase, che costituisce anche un caso di studio all’interno del dottorato di ricerca intrapreso dall’artista nel 2024 presso l’Accademia di Brera, si sviluppa in dialogo con un collettivo curatoriale composto da Katia Anguelova, Vittoria Broggini, Giusy Checola, Susanna Ravelli e Giulio Verago, e con la collaborazione del Museo MA*GA e di Viafarini, articolandosi in un’installazione processuale che, integrando reperti, opere e archivi personali, viene attivata attraverso seminari, workshop e performance all’interno di un allestimento concepito come spazio di immaginazione collettiva, sviluppato con il contributo di studenti, ricercatori e artisti invitati durante il periodo espositivo.
GERANOS è il nome dell’antica danza che Teseo eseguì dopo aver ucciso il Minotauro, a cui lo storico delle religioni Károly Kerényi — figura centrale dei convegni di Eranos — fa risalire l’origine del labirinto nel mito classico. Il rituale consisteva in una fila di danzatrici che, unite da una fune, eseguiva una cerimonia coreutica simulando un movimento a spirale, in entrata e in uscita, per rappresentare l’eterno ciclo di nascita, morte e rinascita: una traccia effimera destinata a geometrizzarsi successivamente nella pianta labirintica progettata da Dedalo.
Guidato da questa potente metafora — un’architettura gestuale come dispositivo di conoscenza — l’artista ha intrapreso un percorso di rilettura e rivitalizzazione delle memorie storiche attraverso una procedura oscillante tra analisi di studio e intuizione creativa, in cui la “staticità archeologica” dei materiali d’archivio si è trasfigurata in una coreografia visionaria di corrispondenze, analogie e linguaggi espressivi, restituendo la vitalità di un patrimonio immaginativo non classificabile, destinato a continuare a nutrire generazioni di artisti, scienziati e filosofi.
Dopo la prima residenza del 2022 a Monte Verità, l’artista ha raccontato: «Ogni elemento con cui si entra in contatto ha il potere di aprire a una serie di interpretazioni potenzialmente inesauribili, con una forza così propulsiva da aver plasmato l’intero Novecento europeo. L’aura leggendaria di cui si è rivestito il luogo è stata inoltre un attrattore per studiosi, sostenitori e detrattori, che hanno speso fiumi di inchiostro nel tentativo di decostruirne il mistero, aggiungendo nuovi livelli di complessità ai precedenti. Tra questi, naturalmente, Harald Szeemann, il cui lavoro di ricostruzione lo ha portato alla realizzazione della celebre mostra-archivio Le Mammelle della Verità. Osservando le vestigia che Szeemann ha sapientemente raccolto e ricostruito come un “architetto delle rovine”, ho sentito che il mio interesse veniva magnetizzato non tanto, e non solo, dalla saturazione di narrazioni e figure storiche, quanto piuttosto dall’enorme trama di relazioni in sé stessa, nel suo complexus, ciò che è intessuto insieme. Una geografia universale, profonda e circoscritta, dove la cornice storica si dissolve rivelando la danza di forze astratte e combinatorie in cui siamo tutti immersi».
Il movimento Subcultures of the Sun, in questa nuova fase, si configura come un laboratorio di sperimentazione teorica e formale votato a intensificare ed espandere le tensioni relazionali del progetto attraverso un lavoro corale. Un dispositivo di spazializzazione condivisa che, sviluppandosi in maniera autonoma e non lineare, sia in grado di generare un processo di ricerca ibrida in divenire, sensibile alle perturbazioni e stratificazioni di idee, pratiche e persone da cui è alimentato.
Il progetto porterà inoltre alla costituzione di un fondo archivistico che sarà custodito dal Museo MA*GA all’interno del suo Centro di Ricerca Italia 2050. Come una sorta di opera nell’opera, questi documenti, frutto del lavoro di ricerca, costituiranno un unicum eccentrico tra i fondi del museo, poiché documentano, insieme, la pratica dell’artista e i contenuti specifici oggetto del progetto, in una costante ramificazione di cui solo la catalogazione archivistica può restituirne, in parte, la complessità.
Riccardo Arena è un artista, docente e ricercatore. La sua pratica è dedicata alla creazione di ambienti evocativi che, combinando ricerca teorica e visuale, sono concepiti come dispositivi culturali di conoscenza immaginativa. Installazioni, film, riflessioni visive, racconti, seminari e workshop si intrecciano in una costellazione di linguaggi espressivi, tesi a contemplare nell’accidentale le componenti universali che legano storie, culture e miti distanti nel tempo e nello spazio. Animato da queste tensioni, nel corso degli anni ha condotto investigazioni a lungo termine in diversi paesi del mondo: Cina con Il quattro volte albero (2006-2008); Argentina con Morte duale Ellero ed ecosistema visivo (2009-2012); Russia con Vavilon (2013-2017); Iran, Armenia ed Etiopia con LuDD! – Topografia della Luce (2017-2020); e infine Geranos (2021-2025), nato da una ricerca sulla storia e sugli archivi di Monte Verità, Fondazione Eranos, Warburg Institute di Londra e Museo Antropologico di Città del Messico. Attualmente sta conducendo una ricerca di dottorato practice-based presso l’Accademia di Brera.
Collettivo Curatoriale: Katia Anguelova, Vittoria Broggini, Giusy Checola, Susanna Ravelli, Giulio Verago
Con il contributo immaginativo di: Andrea Aversa, Emma Bozzi, Alessandra Carta, Chiara Gambirasio, Francesca Greco, Guido Mannucci, Katja Noppes, Salvatore Sammartino
Produzione e partner
Una produzione di Casa degli Artisti
In collaborazione con Museo MA*GA e Viafarini
Con il supporto di: Accademia di Brera, Monte Verità, Fondazione Arthur Cravan, Fondazione Shapdiz
Public Program
Ad arricchire la mostra, un ampio Public Program di incontri, talk, workshop e azioni performative che costituiscono parte integrante del progetto. Gli appuntamenti scandiscono, attivandole, le diverse dimensioni di GERANOS – teoria, gesto, suono, immaginazione – e amplificano la natura processuale del lavoro.
Mercoledì 10 dicembre – ore 18.45
Talk | Franca Ferrari | Il corpo è una funzione dello spazio
Venerdì 12 dicembre – ore 18.45
Talk & Concerto | Antonello Colimberti e Federico Sanesi | L’ebbrezza in Oriente e Occidente
Lunedì 15 dicembre – solo su invito
Workshop | Nikolaus Gansterer | Notating Agencies and Atmospheres
Martedì 16 dicembre – ore 18.45
Presentazione pubblicazione | Contingent Agencies | Con Nikolaus Gansterer e Alexander Damianisch
Mercoledì 17 dicembre – ore 18.45
Workshop | Claudia Losi | Anìmule
Venerdì 19 dicembre – ore 18.45
Talk | Edoardo Pepino | Dialogo sull’approccio labirintico alla cultura
Domenica 21 dicembre – ore 18.45
Talk | Lorenzo De Rita | Immaginazione: l’investimento del futuro
Mercoledì 7 gennaio – ore 18.45
Talk | Giusy Checola e Thomas Gilardi | Geoestetiche d’Archivio
Giovedì 8 gennaio – ore 18.45
Talk | Nicoletta Mongini, Pietro Rigolo, Noah Stolz | Paesaggio materno: sguardi femminili sugli archivi
Sabato 10 gennaio – ore 19.00
Concerto | Mercoledì Trio
