NUDE: lo spazio come pratica, il libro come esperienza
Intervengono: Claudia Gobbi, curatrice e produttrice del progetto e Matteo Musi (Zero), artista
Modera: Christian Gancitano, urban art specialist e co-fondatore ATS Casa degli Artisti
Martedì 27 ottobre ti aspettiamo per NUDE: lo spazio come pratica, il libro come esperienza
NUDE nasce da una necessità: rallentare. In un tempo in cui le immagini si susseguono senza sosta e lo spazio urbano è saturo di segni, il progetto si propone come un esercizio collettivo di ecologia visiva. Non rifiuta l’immagine, ma ne mette in discussione il dominio, scegliendo la misura, il silenzio e l’ascolto. La ricerca si concentra su luoghi segnati dal tempo, architetture marginali e spazi in disuso, riconoscendo nella materia consumata, nelle crepe e nelle stratificazioni una forma di bellezza che sfugge alla perfezione artificiale.
Attraverso pratiche che spaziano dal graffitismo astratto alla land art, gli artisti entrano in relazione con i luoghi senza volerli trasformare o sovrascrivere. Ogni intervento nasce dall’osservazione e dal confronto con il contesto: la pittura non decora, ma diventa una presenza discreta, un gesto capace di amplificare ciò che già esiste. L’astrazione non è soltanto un linguaggio formale, ma un modo di abitare lo spazio senza dominarlo, lasciando emergere il dialogo tra architettura, materia e corpo.
Questa attitudine attraversa le diverse pratiche coinvolte. 108 trasforma il segno in una frequenza percettiva che sembra respirare con l’architettura; Felipe ed Erris costruiscono dispositivi di relazione fatti di luce, attesa e sottrazione; Taleggio lavora sul confine tra gesto e memoria urbana, trasformando il vuoto in un campo attivo; Zero riduce il linguaggio pittorico fino alla soglia della sparizione; CT lascia emergere il tempo della materia, facendo della vulnerabilità una forma di presenza. Pur attraverso linguaggi differenti, gli artisti condividono un approccio in cui l’intervento rinuncia allo spettacolo per diventare ascolto e relazione con il luogo.
Al centro di NUDE c’è una riflessione sul libro come parte integrante del processo artistico. Ogni pubblicazione nasce da una residenza site-specific e ne raccoglie gli interventi, i processi e le trasformazioni, restituendo un’esperienza altrimenti destinata a esaurirsi nel tempo e nel luogo in cui si è svolta. Il libro non è un catalogo prodotto a posteriori, ma un dispositivo di documentazione e restituzione che conserva la memoria della residenza e, allo stesso tempo, la trasforma in una nuova esperienza.
Nell’ultimo volume, questo processo si sviluppa anche attraverso il contributo del fotografo Guido Borso, scelto per raccontare i sette giorni di intervento attraverso una ricerca fotografica che alterna scatti digitali e analogici. Il suo sguardo si concentra non soltanto sulle opere compiute, ma anche sui gesti, sui dettagli e sulle trasformazioni dello spazio durante la residenza. La fotografia diventa così parte integrante della narrazione editoriale, capace di restituire la dimensione temporale e materica dell’esperienza.
È in questa relazione tra pratica artistica e forma editoriale che NUDE sviluppa una riflessione sull’editoria espansa: il libro non si limita a rappresentare un’opera o a documentare un evento, ma diventa uno spazio autonomo di ricerca, capace di prolungare l’esperienza fisica della residenza e di attivare nuove letture del luogo. Immagini, testi e materiali non sono semplici testimonianze, ma elementi attraverso cui il progetto continua a prendere forma.
NUDE si muove così tra spazio, gesto e pubblicazione, mettendo in relazione l’esperienza temporanea dell’intervento artistico con la possibilità di conservarla e trasformarla. Il libro diventa una soglia tra ciò che accade in un luogo e ciò che di quell’esperienza può continuare a vivere altrove: non una conclusione, ma un ulteriore momento del progetto.
L’iniziativa rientra nel Public Program della residenza Omnirica. Spazi desideranti di Valeria Fornoni, artista e regista.
