Ad arricchire la mostra, un ampio Public Program di incontri, talk, workshop e azioni performative che costituiscono parte integrante del progetto. Gli appuntamenti scandiscono, attivandole, le diverse dimensioni di GERANOS – teoria, gesto, suono, immaginazione – e amplificano la natura processuale del lavoro.
Martedì 9 Dicembre – dalle ore 18.00
OPENING & TALK | Riccardo Arena (Artista e Ricercatore)
Presentazione del percorso di ricerca Geranos (2022-2025)
Riccardo Arena è un artista, docente e ricercatore. La sua pratica è dedicata alla creazione di ambienti evocativi che, combinando ricerca teorica e visuale, sono concepiti come dispositivi culturali di conoscenza immaginativa. Installazioni, film, riflessioni visive, racconti, seminari e workshop si intrecciano in una costellazione di linguaggi espressivi, tesi a contemplare nell’accidentale le componenti universali che legano storie, culture e miti distanti nel tempo e nello spazio. Animato da queste tensioni, nel corso degli anni ha condotto investigazioni a lungo termine in diversi paesi del mondo: Cina con Il quattro volte albero (2006-2008); Argentina con Morte duale Ellero ed ecosistema visivo (2009-2012); Russia con Vavilon (2013-2017); Iran, Armenia ed Etiopia con LuDD! – Topografia della Luce (2017-2020); e infine Geranos (2021-2025), nato da una ricerca sulla storia e sugli archivi di Monte Verità, Fondazione Eranos, Warburg Institute di Londra e Museo Antropologico di Città del Messico. Attualmente sta conducendo una ricerca di dottorato practice-based presso l’Accademia di Brera.
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Mercoledì 10 Dicembre – ore 18.45
TALK | Franca Ferrari (Coreografa, Danzatrice, Didatta)
Il corpo è una funzione dello spazio. Conversazione sulle pratiche del corpo
Franca Ferrari è coreografa, danzatrice e didatta della danza contemporanea. Attiva dagli anni Ottanta, ha fondato a Milano il CIMD – Centro Internazionale Movimento e Danza, punto di riferimento per la ricerca sul movimento e la formazione del danzatore. Ha collaborato con figure chiave della scena europea come Rosalia Chladek e Dominique Dupuy, sviluppando un metodo che esplora il corpo come luogo di conoscenza, relazione e trasformazione. La sua ricerca intreccia pratica artistica, pedagogia e pensiero corporeo, con particolare attenzione ai processi di ascolto, spazialità e percezione.
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Venerdì 12 Dicembre – ore 18.45
TALK e CONCERTO | Antonello Colimberti (Antropologo del suono e del gesto) e Federico Sanesi (Percussionista e musicista)
L’ebbrezza in Oriente e Occidente di Rudolf Gelpke, a cura di Federico Battistutta e Matteo Colombani, Collana “Kaliki – I viandanti ciechi”, Mimesis Edizioni
Il volume, pubblicato originariamente negli anni Sessanta, conserva intatta la sua forza pionieristica nell’indagare i rapporti tra alterazione degli stati di coscienza, misticismo e conoscenza. L’autore, orientalista di grande spessore, intreccia erudizione e esperienza diretta – maturata anche attraverso le sue ricerche con Albert Hofmann, scopritore dell’LSD – in un affascinante viaggio tra sostanze, simboli e visioni che uniscono Oriente e Occidente.
Antonello Colimberti, antropologo del suono e del gesto, si occupa degli incontri tra tradizioni arcaiche ed etniche e le forme di sperimentazione contemporanea. Direttore editoriale della collana Kaliki, ha curato numerosi volumi e collabora con la RAI.
Kaliki – I viandanti ciechi, una collana che si dà come obiettivo di indagare il nomadismo nelle sue declinazioni più ampie: non solo condizione antropologica di chi non risiede in un dato luogo, ma condizione di chi supera le forme destrutturandole, di chi si esprime vagando e nutre un immaginario dell’erranza che genera una sensibilità alternativa e ci racconta un’altra versione della storia. Ideata da Ornella Calvarese, Antonello Colimberti e Michele Giulini e pubblicata da Mimesis, propone testi fuori dagli schemi, attraversando filosofia, antropologia, spiritualità e letteratura da prospettive inedite e trasversali.
Federico Sanesi, percussionista e musicista. Ha studiato musica presso la Scuola Civica di Milano con David Searcy. Dal 1980 viaggia in India dove intraprende lo studio del Tabla con il Maestro Pandit Sankha Chatterjee a Kolkata, prosegue con lui al I.I.M.C di Venezia, Berlino e Kolkata. Si nutre di numerose e fondamentali esperienze artistiche con suo padre Roberto Sanesi, celebre artista, poeta e traduttore.
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Lunedì 15 – Martedì 16 Dicembre
Contingent Agencies
Workshop (Lunedì 15, solo su invito)
Presentazione Pubblicazione (Martedì 16, ore 18.45)
Nikolaus Gansterer – Artista e Ricercatore, Università di Arti Applicate di Vienna
Alexander Damianisch – Direttore, Dipartimento Arte e Ricerca, Università di Arti Applicate di Vienna
Contingent Agencies è una nuova pubblicazione di Alex Arteaga e Nikolaus Gansterer, nata da un progetto di ricerca artistica a lungo termine che esplora come le agentività umane e non umane condizionino l’emergere delle atmosfere. Il progetto combina pratiche interdisciplinari di notazione, riflessione, mostra e condivisione — attraverso media come testo, disegno, suono e video — all’interno di prospettive quali fenomenologia, enattivismo e nuovo materialismo. La pubblicazione, accompagnata da un ampio archivio online, raccoglie contributi di autori internazionali e riflette sulla formazione delle atmosfere in dialogo tra arte, filosofia, antropologia e fisica quantistica. Durante la presentazione, in dialogo con Alexander Damianisch, saranno approfonditi i temi centrali della ricerca artistica e della sua contestualizzazione teorica.
Il workshop “Notating Agencies and Atmospheres”, condotto da Nikolaus Gansterer, introduce i partecipanti alla notazione situativa — pratiche per tradurre percezione e pensiero in forme incarnate e materiali. All’interno degli spazi di Casa degli Artisti, e in risonanza con il progetto GERANOS di Riccardo Arena, i partecipanti esploreranno modalità diagrammatiche e performative per esprimere il visibile e l’invisibile, il tangibile e l’effimero.
Nikolaus Gansterer è artista, performer e docente presso l’Università di Arti Applicate di Vienna. La sua pratica transmediale indaga i processi di costruzione di senso al confine tra arte e filosofia. È autore di Drawing a Hypothesis (2011) e Playing with Ludwig (2022), ed è stato ricercatore principale nei progetti di ricerca artistica Choreo-graphic Figures (2014–17), Shaken Ground (2022–25) e Contingent Agencies (2019–25), tutti finanziati dal PEEK, il Fondo Austriaco per la Scienza. Ha presentato il proprio lavoro a livello internazionale, tra cui al MAXXI Museum (Roma, 2024), WIELS Art Centre (Bruxelles, 2023), 58ª Biennale di Venezia – Research Pavilion (2018), Villa Arson (Nizza), 14ª Biennale di Sharjah e 12ª Biennale dell’Avana.
Alexander Damianisch lavora e sostiene pratiche artistiche e scientifiche che trasformano la comprensione e mirano a comprendere la trasformazione stessa. Dirige il Dipartimento di Supporto all’Arte e alla Ricerca presso l’Università di Arti Applicate di Vienna (Angewandte), dove promuove lo sviluppo di progetti di arte e ricerca, gestisce strategie di finanziamento e coordina attività di ricerca post-laurea. È membro del consiglio direttivo dell’Angewandte Interdisciplinary Laboratory e del comitato rappresentativo della European League of Institutes of the Arts (ELIA). Insegna, scrive, modera e svolge attività di consulenza; è membro attivo del gruppo di lavoro ELIA Future Readiness e ha fondato diversi Special Interest Groups all’interno della Society for Artistic Research (SAR), della quale è stato anche membro del consiglio esecutivo, facilitando dialoghi di alto livello con enti di finanziamento internazionali.
Mercoledì 17 Dicembre
Workshop | Claudia Losi (Artista)
Anìmule è un progetto polimorfo iniziato nel 2022, composto da workshop, performance, installazioni, stampe su tessuto, acquarelli su carta o parete sempre incentrati sulla semplice pratica di creare sagome in carta col solo strappo e un po’ di colla per assemblarne i pezzi. Queste sagome hanno preso finora vita nelle mie mani e in quelle di bambini e adulti, in numerosi laboratori, nei contesti più disparati, dal 2020 ad oggi. Tutte le sagome, migliaia, sono raccolte in una grande scatola, inneschi in latenza per molteplici narrazioni, anche attraverso la luce e quindi con le loro ombre. Nel laboratorio lavoreremo con le mani, costruiremo forme e ascolteremo parole, proietteremo ombre. «Da quando mi ricordo, se ho un foglio di carta tra le mani, e non posso disegnare o scrivere, e soprattutto se sto ascoltando qualcuno parlare, non riesco a trattenermi: strappo il foglio e in base al primo strappo, alla prima linea irregolare, immagino una forma (forme animali o vegetali, di animali umani ibridati con le molteplici variazioni del vivente e non vivente, di esseri fantastici che mettono insieme tutto quanto) e procedo stracciando e modellando sagome. Nascono così figure dai profili irregolari, stilizzate, dalle proporzioni scorrette, sempre diverse in base al tipo di carta. Queste forme prendono vita in una narrazione senza storia, come apparizioni in un gioco di ombre. Amuleti di luce che appaiono e scompaiono. Una declinazione della pareidolia.» Claudia Losi
Claudia Losi La sua pratica artistica parte dall’osservazione del paesaggio, naturale e antropizzato, in cui l’umano abita e si relaziona col resto del vivente. Interessata da sempre alle scienze naturali e umanistiche, all’azione del corpo nello spazio, indaga anche attraverso queste lenti, le connessioni profonde tra narrazione collettiva e immaginario. Realizza progetti pluridisciplinari che si sviluppano anche per lunghi periodi di tempo, attivando diverse forme di collaborazione (attraverso il cammino, il fare manuale e il canto corale) facendo rete e tessendo storie. Opera con diversi media come installazioni site-specific e performance, scultura, fotografia, video e opere tessili e su carta. Ha esposto in varie occasioni in Italia e all’estero.
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Venerdì 19 Dicembre – ore 18.45
TALK | Edoardo Pepino (Direttore del Labirinto della Masone – FMR)
FMR Dialogo sull’approccio labirintico alla cultura di Franco Maria Ricci e della rivista FMR
Edoardo Pepino, direttore del Labirinto della Masone, nato a Milano nel 1984, è laureato in Storia dell’Arte in seguito a un percorso di studi tra l’Università Cattolica, la Sorbona a Parigi, e l’Università di Parma. Ambito d’interesse delle tesi di laurea e delle ricerche durante gli anni accademici è stata l’arte applicata del Settecento e la cultura decorativa neoclassica. Ha lavorato presso il dipartimento di scultura e mobili antichi per la casa d’aste Christie’s a Londra e, sempre nel mercato dell’arte, come specialista per una nota galleria di Zurigo. Al rientro in Italia, ha iniziato la sua collaborazione in famiglia, per la casa editrice di Franco Maria Ricci che oggi guida insieme a Laura Casalis. Per il Labirinto, sin dalla sua apertura nel 2015, ha collaborato alla definizione degli allestimenti, del percorso di visita, delle numerose mostre, degli eventi, e in generale alla definizione del carattere e dell’immagine di questo luogo di cultura variegato e originale, osservato con interesse dalla stampa italiana ed estera. Dal 2022 è direttore responsabile della rivista d’arte FMR, ‘rinata’ dopo circa vent’anni dalla sua ultima uscita. È stato curatore delle mostre “Labirinti. Storia di un segno” e “Parole e Immagini. Orhan Pamuk” (vincitrice della sezione Mostre del German Design Award 2025) che intrecciano il mondo della letteratura con quello delle arti visive.
FMR – Labirinto della Masone FMR nasce nel 1982 da un’idea di Franco Maria Ricci come rivista d’arte e cultura visiva, celebre per la sua eleganza editoriale e per essere stata definita “la rivista più bella del mondo”. Negli anni successivi, Ricci amplia la sua visione con la creazione del Labirinto della Masone, inaugurato nel 2015 a Fontanellato (Parma): un parco culturale unico nel suo genere che ospita il più grande labirinto di bambù al mondo. Il complesso include una biblioteca specializzata, una collezione d’arte che attraversa sei secoli, spazi espositivi per mostre temporanee e iniziative culturali, oltre a sale dedicate a incontri, performance e attività educative. Il Labirinto rappresenta oggi un luogo di esplorazione simbolica e intellettuale, che intreccia natura, arte e pensiero in un’esperienza interdisciplinare.
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Domenica 21 Dicembre – ore 18.45
TALK | Lorenzo De Rita (Pensatore fosforescente)
ORO, CRYPTO VALUTA, EFT, BONDS… O IMMAGINAZIONE? Sul perché l’immaginazione è l’investimento del futuro.
Esiste un paradosso al cuore della nostra epoca: più consideriamo importante l’innovazione, più svalutiamo la facoltà che la rende possibile, l’immaginazione. Troppo lenta, troppo astratta, troppo volatile per il mondo iper-efficientista in cui viviamo, in cui l’unica cosa che conta è il risultato e la velocità con cui lo si raggiunge. L’immaginazione oggi viene utilizzata poco e male. Asservita alle dinamiche del mercato e del profitto, ingabbiata in logiche e calcoli, deprivata della sua possibilità di sbagliare e di esagerare, ridotta a pensare idee da vendere e non da sognare. Un’immaginazione così impoverita e screditata, finisce con il valere poco. Eppure una società che relega la fantasia collettiva ad un ruolo marginale e funzionale è una società che condanna sé stessa alla stagnazione, al non sapere re-immaginarsi e quindi a non avere un futuro. Lorenzo De Rita parlerà di come e perché sia necessario rivalutare l’immaginazione e investire in visioni e sogni. O i costi da pagare saranno altissimi.
Lorenzo De Rita. Nasce a Roma e lì cresce. Va ad Amsterdam e lì resta per un bel po’. Ad un certo punto torna a Roma e lì rinasce. Inizialmente si immagina poeta, poi si convince che non conta quello che fai, ma il modo in cui lo fai. Da quel momento in avanti, tutto quello che farà, lo farà in modo poetico. Di cose ne fa molte: scrive sceneggiature per la pubblicità; insegna in varie università in giro per il mondo materie da lui inventate: Ingegneria delle Idee, Chimica della Fantasia e Imaginetics; fonda una casa editrice specializzata nella pubblicazione di libri difficili (difficili da leggere, da capire, da trovare, da acquistare); disegna fiori inesistenti dando loro una tassonomia scientifica; apre un’impresa di edilizia intangibile specializzata nella costruzione di Castelli in Aria; prende la licenza di pilota di voli pindarici; studia il fenomeno della fosforescenza e se ne innamora al punto di teorizzare che la nostra mente sia una specie di “spongia solis”, la pietra fosforica bolognese nota per assorbire lentamente la luce e molto dopo, magicamente, brillare al buio; colleziona parole rare e in disuso e abbracci ricevuti (ne ha 754 suddivisi in varie tipologie). Oggi vive dentro una stanza fosforescente dove passa tutto il giorno a sperimentare teorie e processi mentali per ridare all’immaginazione quella facoltà che sembra abbia perduto: immaginare l’inimmaginabile. Di sé stesso dice: “Se le persone fossero carte da gioco io non sarei né un Re né il sette di denari, né tantomeno un asso. Sarei probabilmente il jolly: non per la sua possibilità di essere tutte le carte, ma per la sua impossibilità di esserne una sola.”
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Mercoledì 7 Gennaio – ore 18.45
TALK | Giusy Checola (Ricercatrice Associata, Université Paris 8) e Thomas Gilardi (Geografo, Professore all’Università Cattolica)
Geoestetiche d’Archivio In questo intervento, gli approcci storico-estetico-artistici interagiranno con i concetti e il metodo di analisi geografico all’archivio di Riccardo Arena. Giusy Checola e Thomas Gilardi esploreranno il corpus di materiali in quanto campo dinamico, in cui il mondo viene continuamente costruito, smantellato, risignificato e ricomposto a livello territoriale, estetico, affettivo, identitario, politico e temporale. L’obiettivo è quindi rispazializzare, attraverso le tracce materiali dell’archivio, le immagini e le forme in cui diverse culture hanno percepito, organizzato e narrato il proprio rapporto con la Terra e con il tempo. L’esito atteso è un viaggio delle forze intime, psichiche e socio-spaziali, che plasmano l’immaginario planetario nell’epoca dell’Antropocene e quello interplanetario del Post-Antropocene, offrendo uno strumento critico per decodificarne e reinventarne le rappresentazioni.
Giusy Checola ha conseguito un dottorato di ricerca in Estetica, Scienze e Tecnologie delle Arti (EDESTA) presso l’Università Paris 8, Francia, dove è attualmente ricercatrice associata. E’ specialista in art-led place-making, geoestetica e art-science. La sua ricerca è fortemente transdisciplinare e incrocia l’arte e l’estetica con le scienze sociali, naturali e cognitive e, recentemente, con le scienze della terra e dello spazio. Alla sua attività di ricerca affianca quella di docente, coordinatrice e co-direttrice di progetti di ricerca e produzione artistica ha lavorato a progetti pluriennali di rigenerazione delle aree urbane, rurali e paesaggistiche e del patrimonio architettonico e ambientale, spesso sostenuti da programmi comunitari dell’Unione Europea. Dal 2012 collabora come ricercatrice e rappresentante regionale per l’Europa/Eurasia con l’Institute for Public Art (USA, Regno Unito e Cina). Dal 2020 fa parte del collettivo internazionale transdisciplinare di artisti, scienziati ingegneri e attivisti SEADS (Space Ecologies Art and Design), che esplora e sperimenta i paradigmi e i modelli di vita umana nel futuro lontano.
Thomas Gilardi ha conseguito il PhD in Scienza dei Beni Culturali e Ambientali a Milano. I suoi studi si sono concentrati sul paesaggio terrazzato e su quello urbano. Dal 2003 affianca l’attività di ricerca con quella di consulenza a enti pubblici e privati per la realizzazione di laboratori geografici, con particolare attenzione alle problematiche ambientali e interculturali. Attualmente insegna Geografia e Geografia turistica nella Scuola Secondaria di II grado e collabora con l’Università degli studi di Milano e con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nell’ambito dei corsi di Geografia Urbana e Regionale, Scienze Umane dell’Ambiente e del Paesaggio e Scienze della Formazione Primaria.
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giovedì 8 Gennaio – ore 18.45
TALK | TALK – NICOLETTA MONGINI (Direttrice Cultura Fondazione Monte Verità) / PIETRO RIGOLO (Capo Curatore e Responsabile della Collezione Agnelli) / NOAH STOLZ (Curatore e ricercatore, Archivio Epper)
Paesaggio materno, sguardi femminili sugli archivi
Nicoletta Mongini Dopo gli studi classici, si è laureata in Scienze Politiche presso l’Università Statale di Milano. Si è occupata di comunicazione e di marketing presso varie aziende multinazionali e per la Fondazione Bussolera Branca. Trasferitasi in Canton Ticino nel 2013, ha collaborato con il Percento Culturale Migros e con il Museo Comunale di Arte Moderna di Ascona. Si è occupata di manifestazioni culturali come il Festival di Cinema Giovane Castellinaria, il Food In Film Festival, LetterAltura e Piazzaparola. Attualmente è direttrice del settore cultura della Fondazione Monte Verità di Ascona.
Pietro Rigolo Nato a Pordenone, ha costruito la sua carriera negli Stati Uniti, distinguendosi come curatore e archivista di arte moderna e contemporanea al Getty Research Institute. Tra i progetti più rilevanti, ha gestito l’archivio del celebre curatore Harald Szeemann, figura iconica nel mondo dell’arte, e ha curato importanti mostre internazionali. Tra queste, la recente “$3 Bill: Evidence of Queer Lives”, la prima ricognizione degli archivi del Getty dal 1900 ad oggi in chiave queer. Inoltre, Rigolo ha partecipato alla realizzazione della mostra itinerante “Harald Szeemann: Museum of Obsessions”. Rigolo è anche autore de “La mamma. Una mostra di Harald Szeemann mai realizzata“, ha curato e contribuito a numerose altre pubblicazioni, e ha scritto saggi per cataloghi della Istanbul Biennale, Fondazione Nicola Trussardi, Castello di Rivoli, Pirelli HangarBicocca, e Institute of Contemporary Art Los Angeles. Attualmente è responsabile della collezione e capo curatore della Pinacoteca Agnelli.
Noah Stolz è curatore e manager culturale. È stato direttore dello spazio La Rada (2004–2012) e collaboratore di riviste come Mousse, Flash Art e Kunst-Bulletin, dove ha fondato la rubrica in italiano. Nel 2012 ha ideato la piattaforma “The Stella Maris Archive”, con cui ha prodotto film d’artista, mostre ed eventi. È stato responsabile dell’archivio di Marion Baruch, per cui ha curato cinque retrospettive e due pubblicazioni. Ha realizzato mostre per istituzioni come MA*GA, Kunstmuseum Lucerna, MNAM Bucarest, Les Abattoirs Toulouse, Le Magasin Grenoble, Museo Cantonale d’Arte Lugano, Casa Rusca Locarno, MAMCO Ginevra e Fondazione Epper Ascona. Ha curato il Prix Kiefer Hablitzel, il Prix de la Société des Arts Genève, il Premio Arti Visive di Gallarate e il Premio Lissone, ed è stato membro della Commissione Federale d’Arte. Attualmente gestisce l’archivio e il programma espositivo della Fondazione Epper (Ascona).
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Sabato 10 Gennaio – ore 19.00
CONCERTO | Mercoledì Trio ( Performers Audio-Visivi)
Unnamed. Addossato al tempo in un’ottica spaziale, senza soluzione al quesito della continuità, Mercoledì trio fotogramma, ritaglia, solca rumori e paure da decenni 3, sporadicamente. Di esso qualcosa si trova, molto si perde, lo schermo è capovolto (intendo dietro di te), cieco visore tattile, musica sopra ogni cosa, dimenticare. Urbani al massimo, reddit-o sonoro di cittadinanza, tacciano le armi della retorica di quello che sono sulla punta della forchetta, i componenti del trio sono sempre quel numero e di quel novero, anche di più. Coattivamente endo-referenziali a ripetere l’eterno spirale ritorno.