COMPULSIVE CLEANING DISORDER ON THE CENTENARY OF THE PILGRIMAGE OF CONSCIENCE
An hour of Maintainence Acts
Questo intervento di un’ora colloca l’episodio degli incontri del poeta e poliedrico Rabindranath Tagore con l’Italia a metà degli anni ’20 nel dramma epistemico della modernità, esaminando come la figura profetica orientale sia resa visibile, ammirata e allo stesso tempo contenuta e strumentalizzata.
Tagore visitò l’Italia due volte, nel 1925 e poi di nuovo nel 1926. Il suo primo invito ufficiale provenne dal Circolo Filologico Milanese, un’istituzione culturale non governativa che cercava di preservare la propria indipendenza intellettuale nel contesto della progressiva fascistizzazione della vita culturale in Italia. A Milano, Tagore incontrò Carlo Formichi, professore di Sanscrito all’Università di Roma, che sarebbe diventato il suo interprete, intermediario e figura chiave nel collegare il poeta ai circoli accademici e politici italiani. Grazie a questa connessione, Tagore si inserì in un ambiente desideroso di celebrare il “saggio dall’Oriente”, trasformando il suo universalismo poetico in uno specchio della stanchezza morale dell’Europa.
Tagore tornò un anno dopo, in circostanze molto diverse, come ospite di Stato, grazie all’iniziativa di Formichi, incontrando Mussolini a Roma e discutendo della possibile estensione del sostegno italiano alla sua Università Visva-Bharati a Santiniketan. Le conseguenze personali e geopolitiche di questo incontro furono complesse e durature, sia in Europa che in India. Esse accesero dibattiti sul nazionalismo, la libertà artistica e la precaria posizione dei soggetti coloniali all’interno della modernità globale; ammirati come coscienza del mondo, ma rifratti attraverso il bisogno dell’Occidente di rinnovarsi moralmente.
Nel centenario di questo storico scambio e dialogo incompiuto, l’evento rivisita il momento critico in cui l’ideale di umanesimo internazionale di Tagore si scontrò con le violente modernità sia dell’Europa che dell’India. Nello stesso anno in cui si recò in Italia, Tagore partecipò anche alla Conferenza Namashudra nel Bengala orientale, un’assemblea che rivendicava i diritti del più grande gruppo subalterno di casta nel Bengala coloniale. La simultaneità di questi eventi rivela le contraddizioni nell’orizzonte del suo pensiero.
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This one-hour maintenance act situates the episode of Bengali poet and polymath Rabindranath Tagore’s encounters with Italy in the mid-1920s within the epistemic drama of modernity; examining how the Oriental prophetic figure is made visible, admired, and at once contained, and instrumentalized.
Tagore visited Italy twice, in 1925 and again in 1926. His first official invitation came from the Circolo Filologico Milanese, a non-governmental cultural instituion attempting to preserve its intellectual independence amid the creeping fascistization of cultural life in Italy. In Milan, Tagore met Carlo Formichi, Professor of Sanskrit at the University of Rome, who would become his interpreter, intermediary, and the key figure linking the poet to Italy’s academic and political circuits. Through this connection, Tagore entered a milieu eager to monumentalize the “sage from the East,” turning his poetic universalism into a mirror for Europe’s own moral fatigue.
Tagore returned a year later, under very different circumstances, as a state guest, arranged through Formichi’s initiative, meeting Mussolini in Rome and discussing possible extension of Italian support for his Visva-Bharati University in Santiniketan. The personal and geopolitical consequences of this encounter were complex and enduring, in both Europe and India. They ignited debates around nationalism, artistic freedom, and the colonial subject’s precarious place within global modernity; admired as a conscience of the world, yet refracted through the West’s need for its own moral renewal.
On the centenary of this historic exchange and unfinished dialogue, this event revisits the fraught moment when Tagore’s ideal of international humanism collided with the violent modernities of both Europe and India. In the same year that he travelled to Italy, Tagore also attended the Namashudra Conference in Eastern Bengal, an assembly asserting the rights of the largest caste-subaltern group in colonial Bengal. The simultaneity of these events reveals the contradictions in the horizon of his thought.
La residenza Working on “INDIA. Of Glimmers and Getaways” rappresenta la prima fase del progetto espositivo India. Di bagliori e fughe, a cura di Raqs Media Collective e Ferran Barenblit, che aprirà al PAC il 25 novembre e sarà visitabile fino all’8 febbraio 2026.
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